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Sindrome ADHD: come capirla e come interagire


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 Molto spesso i bambini considerati “iperattivi” tendono ad essere considerati “scostumati”. Succede tuttavia che la loro incapacità nello stare fermi sia dovuta alla sindrome ADHD, Disturbo da Deficit/iperattività: un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Questa sindrome è una normale fase della crescita del bambino,ma può essere un impedimento per il raggiungimento degli obiettivi, ed inoltre sconfortante per un genitore. La sindrome ADHD viene spesso travisata per un comportamento irrispettoso del bambino Prima di diagnosticare tale sindrome, bisogna analizzare i comportamenti del bambino. Il disturbo della disattenzione si manifesta anche durante le attività ludiche: se ad esempio il bambino non riesce a concentrarsi anche durante le attività “ludiche” , nel caso in cui questo succede in attività noiose, quali i compiti, non vi è da preoccuparsi. Vi è poi il disturbo di iperattività: il bambino non riesce a stare fermo durante nessuna attività, ei movimenti solitamente non sono molto armonici. Per poter determinare la diagnosi, è necessario esaminare i comportamenti per 6 mesi continuamente, quali ad esempio: disattenzione durante una conversazione diretta, difficoltà nel seguire le istruzioni. Possiamo classificare 3 “tipi” diversi di sindrome ADHD: - Una classica: iperattività, impulsività e disturbo d’attenzione - Una meno frequente: deficit dell’attenzione - Prevalente iperattività e impulsività . È importante distinguere tra comportamenti dovuti al deficit e reazioni nate dagli stimoli esterni. La consultazione del DSM Diagnostic and statical manual of Mental Disorders risulta solitamente illuminante, mentre l’intervista psico – sociale fornisce le informazioni utile a confermare o negare il deficit. Tale intervista consente di capire la natura del disturbo e di poter sviluppare la pratica più adatta da mettere in pratica insieme ai genitori. Gestire un bambino affetto da questo deficit è sicuramente difficile, ma vi sono delle facili direttive da poter seguire per affrontare in maniera più serena il problema. Ad esempio è consigliabile parlare al bambino in maniera chiara, con tono fermo ma gentile. Ancora, elencargli quali sono le attività da svolgere nell’arco della giornata: aiuta ad evitare possibili resistenze. Alla base del rapporto vi deve essere, infatti, dialogo e pazienza, senza cadere negli eccessi come premiare o punire in maniera eccessiva. Durante una discussione accesa, infine, è bene non perdere il contatto visivo e mantenere il tono di voce.

Pubblicato il: 13/12/2014
Redazione: Pagine Salute


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