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Lotta alla tubercolosi. Il 24 marzo e' la giornata mondiale


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 L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) promuove per il 24 marzo 2015 la Giornata mondiale per la lotta alla tubercolosi. Dopo Hiv e Aids, la Tbc rappresenta la seconda causa di decesso, a livello complessivo, dovuta ad un singolo agente infettivo. Secondo i numeri diffusi dall’Oms, il dato positivo riguarda il numero di vite salvate: si tratta di 37 milioni di persone negli ultimi 15 anni circa. Ogni anno, il numero di individui che ha contratto la malattia è diminuito, procedendo verso l’obiettivo ‘Millennium Developmental Goal’ nel 2015. Il tasso di decesso della malattia è complessivamente sceso (- 45% dal 1990 al 2013), tuttavia non bisogna abbassare la guardia. L’obiettivo è quello di ridurre del 95% i casi di decesso e del 90% l´incidenza della tubercolosi, ponendo praticamente fine all´epidemia entro il 2035. Ogni anno in Italia si registrano tra i 4 e i 5 mila casi, di cui il 10-15% riguarda bambini e ragazzi. I sintomi della tubercolosi possono comprendere febbre, tosse con possibile emissione di sangue, dolore al petto, debolezza, perdita di peso ed altro. Per riconoscere la malattia ed effettuare la diagnosi molti paesi si basano ancora sull’esame microscopico del campione di espettorato, mentre, soprattutto nel caso della MDR-TB oppure nella Tbc associata ad Hiv, la diagnosi è più complessa; ad oggi esiste un nuovo test della durata di due ore che ha mostrato efficacia. La malattia è curabile e può essere trattata con farmaci antimicrobici (antibiotici) specifici e assistenza sanitaria. Per prevenire la tubercolosi esiste una sorta di vaccino che tuttavia non protegge al 100% dall´infezione. A differenza di altri Paesi, in Italia questo vaccino non è obbligatorio e viene somministrato solo ad alcune categorie professionali. Le forme farmaco resistenti nel nostro Paese rappresentano un problema marginale: poche centinaia di casi tra gli adulti e di circa 10-20 casi tra i bambini, tuttavia il numero è in aumento. "Con le resistenze - dichiara la dottoressa Laura Lancella dell´Alta Specializzazione in Tubercolosi Pediatrica del Bambino Gesù - alcuni tra i farmaci più comunemente utilizzati finora perdono di gran lunga efficacia. Inoltre, prima si riteneva vi fosse un unico microbatterio, un solo germe da affrontare. Adesso, invece, sappiamo che ce ne sono diversi e possiamo identificarli grazie alle nuove tecnologie. In Italia sono presenti laboratori in grado di individuare, con tecniche rapide, i ceppi di micobatteri resistenti alle usuali terapie antitubercolari così da approntare una cura mirata. Nel prossimo futuro - prosegue Laura Lancella - di queste forme multi-resistenti ne avremo ancora di più ed ecco perché non dobbiamo abbassare la soglia dell´attenzione. Nella Tbc tradizionale, in caso di adeguato trattamento abbiamo una guarigione che riguarda il 95 e il 99 per cento dei casi, ma nelle forme multiresistenti le statistiche scendono addirittura al 50 per cento". Guarda l´intervista alla dr.ssa Laura Lancella Guarda l´intervista alla dr.ssa Laura Menchini Guarda l´intervista alla dr.ssa Marta Ciofi degli Atti

Pubblicato il: 24/03/2015
Redazione: Pagine Salute


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