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Assogenerici compie 20 anni! Crescita costante e sviluppi promettenti.


Il 12 ottobre si è tenuta l'assemblea pubblica di Assogenerici, che ha celebrato i 20 anni dalla loro introduzione in Italia. Vent’anni dei farmaci equivalenti in Italia, era il 1996 e nasceva Assogenerici. L’associazione dei produttori di farmaci equivalenti e di medicinali biosimilari celebra oggi questo traguardo – in occasione della sua assemblea pubblica annuale – ricordando per bocca del presidente Enrique Häusermann alcuni dati importanti non solo per il comparto, ma soprattutto per il servizio sanitario e per la collettività: “Dal 2000 ad oggi, senza farmaci equivalenti e biosimilari la spesa farmaceutica sarebbe stata di 4 miliardi più alta. Maggiori oneri che si sarebbero ripercossi anche sull’accesso alle cure: a titolo di esempio, grazie all’arrivo del Filgrastim biosimilare, dal 2006 al 2015 il numero dei pazienti che hanno potuto beneficiare di questo trattamento è aumentato del 53%; e ancora, in un solo anno, l’infliximab biosimilare ha consentito di curare il 10% di malati in più”. I farmaci equivalenti celebrano i loro primi vent’anni, come grandi alleati dell’innovazione perché funzionali all’efficienza del sistema, unica alleanza possibile per continuare a offrire vero universalismo sanitario e accesso concreto alle nuove terapie: “Se nel nostro paese si è riusciti nel tempo a sostenere la spesa farmaceutica e a permettere l’adozione progressiva dell’innovazione – aggiunge Häusermann – lo si deve alla presenza di un settore, quello dei medicinali equivalenti e biosimilari, dinamico e competitivo. In questo delicato momento economico e istituzionale, il nostro impegno è di essere sempre al fianco del nostro Servizio Sanitario Nazionale, come un’importante risorsa nell’impegno complessivo per la sua sostenibilità. I farmaci generici equivalenti e biosimilari rappresentano uno strumento particolarmente adatto a coniugare accesso alle terapie per un più ampio numero di pazienti e sostenibilità, perché contribuiscono, per loro natura, sia al processo di razionalizzazione della spesa pubblica, sia alla crescita economica del Paese. Di qui il valore etico ancor prima che economico – prosegue il presidente di Assogenerici – del ‘bene farmaco’. Un valore del quale siamo profondamente convinti e sul quale si fonda la missione delle aziende che aderiscono alla nostra associazione”. Equivalenti e biosimilari sono un tassello importante di un servizio sanitario che ha anche bisogno di un profondo rinnovamento: “Come sosteniamo da tempo – sottolinea Häusermann – occorre rivedere nel suo complesso la governance del sistema, cercando di salvaguardare le caratteristiche del nostro servizio sanitario: inclusività, universalità e solidarietà. Alla battaglia che l’attuale Ministro della Salute sta conducendo, per salvaguardare l’eccellenza della tutela della salute nel nostro paese, occorre affiancare misure che ne rendano sostenibile la gestione, per evitare che l’universalismo rimanga solo sulla carta”. Occorre dunque un finanziamento della sanità adeguato e non solo sufficiente, trasparenza e costanza dell’assetto normativo, per dare al settore la possibilità di una reale programmazione e, infine, prevedere che i risparmi realizzati nel campo della spesa farmaceutica non vengano destinati a coprire altre spese, ma a finanziare l’innovazione terapeutica. “Serve dunque un Patto di Stabilità pluriennale – riprende Häusermann – in grado di fornire regole certe per lo sviluppo di un mercato dinamico e concorrenziale, che deve essere perseguito, a nostro avviso, seguendo poche ma chiare direttrici: introduzione di un sistema di rimborsabilità dei farmaci basato su fasce di reddito, perché solidarietà e universalità non possono più tradursi nel ‘dare tutto a tutti’; potenziamento dell’attività di informazione indipendente per l’utilizzo dei generici equivalenti e biosimilari, sia verso la classe medica sia verso i pazienti; superamento degli aspetti più critici del pay back: le aziende dovrebbero essere chiamate a ripianare lo sforamento in modo proporzionale rispetto al fatturato conseguito nell’anno di riferimento, tranne quelle che operano nel canale ospedaliero attraverso le gare, da tenere totalmente al riparo dal sistema dei ripiani di spesa, visto che non possono determinare né il prezzo di cessione né il livello di consumo dei farmaci, ma anzi contribuiscono alla stessa riduzione della spesa”. Solo così, conclude Häusermann, “il nostro settore potrà continuare a produrre valore per l’economia del paese e per la salute dei cittadini. Siamo una risorsa che genera risorse e genera salute. Un impegno, questo, che dobbiamo alle generazioni future, e dal quale discende l’orgoglio per ciò che le nostre aziende realizzano ogni giorno, nel far sì che i farmaci equivalenti e i biosimilari rappresentino davvero un valore etico, un valore sociale e un valore industriale”. La intervista al dr. Enrico Hausermann, Presidente Assogenerici: Sono intervenute diverse personalità all'evento, tra le quali Pierluigi Antonelli, Vicepresidente Medicines for Europe: Cinzia Falasco Volpin, Vice Presidente Assogenerici: NOMISMA, FARMACI GENERICI: NEGLI ULTIMI 5 ANNI RICAVI IMPRESE +42% “Il panorama industriale dei farmaci generici è ancora robusto: le imprese sono in crescita negli ultimi 5 anni in termini di ricavi (+42%), valore aggiunto (+28,4%), numero di dipendenti (+12,6%), retribuzioni (+26%) e investimenti materiali e immateriali (+5,6% e + 65,8%), con performance nettamente superiori rispetto alla media dell’industria farmaceutica” - è quanto emerge dal secondo rapporto Nomisma sul Sistema dei Farmaci Generici realizzato per Assogenerici, che fa il punto su numeri, tendenze e prospettive di policy sull’industria dei generici in Italia. All’interno del comparto permangono però delle debolezze strutturali: le aziende di farmaci generici faticano ad espandersi nel mercato di classe A (farmaci rimborsabili), dove detengono una quota di mercato a valore che è rimasta stabile negli ultimi tre anni (29%). Nella classe di mercato C (farmaci non rimborsabili), conquistano quote con lentezza (7,8% nel 2015), mentre nel comparto ospedaliero conquistano quote di mercato rispetto agli originator, ma in una condizione di forte pressione sui prezzi. I farmaci non più coperti da brevetto rappresentano nel 2015 il 27% delle dosi consumate dalle strutture sanitarie pubbliche, ma a livello di valore incidono solo per il 2,1% della spesa, riflettendo così sia l’enorme divario di prezzo con i farmaci innovativi sia la costante pressione sui prezzi alla quale i farmaci a brevetto scaduto sono sottoposti tramite le procedure di gara ospedaliere. All’interno della componente ospedaliera della spesa, i farmaci generici rappresentano meno di un quarto (22,4%) del valore totale dei farmaci a brevetto scaduto, percentuale in aumento, ma ancora inferiore rispetto a quella relativa ai volumi, a segnalare un prezzo unitario medio certamente più basso per i farmaci generici rispetto agli altri farmaci a brevetto scaduto. Come sottolinea Federico Fontolan di Nomisma “il sistema delle gare ospedaliere è stato molto efficiente nel contenere i costi, ma si trova adesso in una situazione in cui il peso per le imprese inizia ad essere difficilmente sostenibile, mettendo a rischio la sostenibilità dell’intero sistema. Per questo ogni intervento futuro dovrà essere calibrato nell’ottica della sostenibilità industriale per le imprese operanti nel comparto ospedaliero, che più di ogni altra sono sottoposte alla pressione dei prezzi. Gli interventi sul sistema farmaceutico non possono (più) essere guidati solamente da un approccio di contenimento dei costi. È necessario che ogni politica e ogni cambiamento delle regole sia orientato verso un’ottica economica di più ampio respiro, che tenga conto non solo degli effetti di breve termini sui bilanci pubblici, ma anche quelli di medio e lungo termine che derivano dalla crescita del tessuto industriale e produttivo”. FARMACI CON OBBLIGO DI PRESCRIZIONE: IN ITALIA IL PREZZO MEDIO DIMINUISCE DEL15% In Italia dal 2010 al 2015 il prezzo medio dei farmaci con obbligo di prescrizione sul canale farmacia è diminuito di circa 15% passando da oltre 11 euro a 9,5 euro a confezione, malgrado il lancio di più di 100 nuovi prodotti (esclusi gli equivalenti). È quanto emerge dal Rapporto “Il ruolo dei farmaci generici per la sostenibilità dei sistemi sanitari: una prospettiva europea e italiana” del Centro Studi IMS Health diffuso in occasione dell’assemblea di Assogenerici 2016. Al contenimento dei costi hanno contribuito in modo determinante le scadenze brevettuali e lo slancio competitivo creato dalla concorrenza dei farmaci generici creando le condizioni per sostenere l’impatto dell’aumento della domanda generato dall’evoluzione demografica e dalla cronicizzazione di molte patologie. Il nostro paese conferma, in diversi fenomeni relativi alle scelte terapeutiche e di salute, quella varianza regionale che contraddistingue molti aspetti culturali e demografici. L’approccio ai prodotti equivalenti non fa eccezione. Le differenze regionali in quota di farmaci equivalenti venduti in farmacia raggiungono i 15 punti percentuali - fra la Campania e la provincia autonoma di Trento - e sono distribuiti più o meno uniformemente da Sud a Nord. La scelta o meno del farmaco equivalente si traduce per i pazienti in un esborso corrispondente al 65,5% del totale di compartecipazione alla spesa farmaceutica convenzionata: circa 16 Euro pro capite nel corso del 2015, per un totale di 980 milioni di Euro per coprire la differenza di prezzo tra il medicinale a brevetto scaduto prescritto e il prezzo di riferimento definito dalle liste di trasparenza AIFA (Rapporto nazionale OSMED 2015). A livello europeo nel 2015 nonostante l’incremento della spesa per i farmaci innovativi (9.5 mld di $), la disponibilità dei farmaci generici ha contribuito al contenimento dei costi della spesa farmaceutica. All’interno dell’Unione Europea, la possibilità di impiego di farmaci generici e il risparmio derivante dalla diminuzione dei prezzi per effetto delle scadenze brevettuali hanno bilanciato circa la metà dell’incremento dovuto ai farmaci originator. Le opportunità di risparmio degli ultimi anni, derivati dalle scadenze brevettuali di numerosi farmaci blockbuster con un picco nel 2012, continueranno nel prossimo quinquennio, anche se in misura minore: il potenziale risparmio, diverso da paese a paese, oscillerà tra il -20 e il -50% rispetto ai 5 anni precedenti.  

Pubblicato il: 13/10/2016
Redazione: Pagine Salute


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