ASSISTENZA INSERZIONISTI:

TEL ROMA 06.94800.774

FAX ROMA 06.94800.775

TEL MILANO 02.3031.6868 Fax 02.3031.6869

FAX MILANO 02.3031.6869

MAIL info@paginesalute.it

NEWS

Rapporto padre - figlio: cinque comportamenti da evitare


La società moderna ha po’ mischiato le carte tra ruoli e compiti di madri e padri. Non di rado capita che ci siano dei veri e propri ribaltamenti dei ruoli tradizionali, ma allo stesso tempo può succedere che si tenda a dare ancora poca importanza e spazio ai sentimenti dei papà rispetto a quelli delle mamme. Ma a cosa serve il papà? Ecco le spiegazioni e i consigli della dottoressa Sabrina Cassottana. Verso i 7-8 mesi il neonato impara gradualmente a riconoscere la madre come un’entità distinta da sé e comincia a riconoscere la figura paterna. Da questo momento, fino ai 7-9 anni, il padre assume un’importanza fondamentale per il figlio: se questo rapporto viene vissuto appieno, il bambino ha la possibilità di sopportare senza gravi traumi il distacco dalla fase simbiotica con la mamma, imparando a relazionarsi in modo sereno ed equilibrato con il mondo esterno. In questa fase di scoperta, il papà diventa il simbolo di sicurezza per antonomasia, sia dal punto di vista materiale, sia dal punto di vista emotivo. L’approccio di un bimbo al mondo avviene solitamente in modo cauto e piuttosto diffidente, difatti tendenzialmente si impara prima a dire ‘no’ e poi a dire ‘sì’. Il papà diventa (o dovrebbe idealmente diventare) lo scudo fondamentale da interporre tra la paura e il pericolo percepito. Quando la figura paterna è assente, debole o non disponibile, questo meccanismo può alterarsi, lasciando il bambino spaesato e vulnerabile in un mondo vissuto come minaccioso e più grande di lui. Verso gli 8-9 anni, il padre aiuta a distinguere il bene dal male, trasmettendo i criteri di valutazione che corrispondono all’obbedienza/disobbedienza nei suoi confronti. Il codice morale primitivo si forma, infatti, sulla base dell’esempio paterno e soltanto in seguito, con lo sviluppo e il consolidamento della personalità, sarà possibile modificarlo. La trasmissione di questo codice morale non avviene mai attraverso «prediche» e discorsi, ma solo ed esclusivamente con l’esempio. Un padre che bestemmia davanti al figlio non potrà pretendere che il figlio faccia diversamente, perché con il suo comportamento avrà già dato un permesso implicito praticamente impossibile da ritrattare, se non modificando la propria condotta. La crescita ed il continuo confronto con il mondo esterno porteranno, poi, il ragazzo a modificare con fatica le norme errate trasmesse da padri troppo autoritari, punitivi o rigidi e tale processo sarà ovviamente più difficile nel caso di padri immorali o delinquenti. Ecco cinque comportamenti da evitare con i figli Evita di proiettare sui figli la tua ansia e insicurezza. I padri-chioccia, super attenti e protettivi, che cercano di occuparsi di tutto e di prevenire qualsiasi problema impediscono quel sano processo che rende autonomo e forte il figlio e gli sottraggono la possibilità di «allenarsi» in vista dell’inserimento nella rete sociale. L’ansia paterna rischia sempre di essere tradotta dal bambino nella paura di pericoli reali, provocando timori e insicurezze profonde e difficilmente rimovibili. No ai giochi di potere. I padri autoritario spesso rischiano di abusare del proprio potere, fino a diventare involontariamente despoti o crudeli: sono i padri che svalorizzano costantemente le madri criticando le loro modalità educative o di cura dei figli; padri stanchi che impongono il silenzio, il dovere e il rispetto finendo per soffocare il desiderio di libertà e indipendenza dei figli, trasformati in obbedienti soldatini. Queste dinamiche spesso stanno alla base della sindrome di opposizione, che si manifesta anche con atti antisociali importanti. Non metterti in secondo piano rispetto alla mamma. I padri che delegano tutto alla moglie ribaltano il piano di maturazione affettiva del bambino, che avrebbe invece bisogno di trovare in lui la forza e l’autorità sulle quali costruire la propria sicurezza. Non mostrarti incoerente/imprevedibile. I padri che prima permettono e poi proibiscono la stessa azione, o viceversa, provocheranno nel bambino delle reazioni di difesa da questa figura che non garantisce sicurezza, ma, al contrario, la minaccia perché trasmette imprevedibilità e lascia la sensazione di non sapere mai che cosa aspettarsi. Non umiliare. I padri che prestano più attenzione agli elementi negativi del figlio e li sottolineano senza riconoscere gli aspetti di potenzialità già presenti e sviluppati, provocano una profonda svalutazione e la sensazione di non essere mai all’altezza o sufficientemente competitivi rispetto al mondo esterno. Cybecondria: ecco come riconoscerla Nell’era di internet e della globalizzazione non solo mondo reale e mondo virtuale finiscono per intrecciarsi e a volte confondersi, ma si creano anche nuove forme di disagio psicologico, E’ il caso ad esempio della Cybercodria che, secondo la definizione dell’ Oxford Dictionary, si riferisce a "una persona che cerca compulsivamente in Internet informazioni su particolari sintomi reali o immaginari di un malattia". Il dottore Davide Algeri, psicologo, ha individuato 14 segnali che posso aiutarci a capire se si soffre di cybercondria Vai su WebMD o Google al primo segnale di qualsiasi sintomo? Le persone che si preoccupano per la propria salute in genere sono più vigili sui problemi del loro corpo rispetto alle persone che non pensano molto alla loro salute, che può essere una buona cosa. Ciò purtroppo aumenta le probabilità di interpretare qualsiasi segnale ambiguo o sensazione come un presagio di malattia, quando probabilmente è perfettamente normale e andrà via aspettando un giorno o due. Una fonte non ti basta e per questo verifichi sempre su almeno due o tre siti (o più)? Ricercare informazioni ti fa sentire peggio? La tua ansia crescente può aggiungere sintomi al tuo elenco, come ad esempio l'aumento del battito cardiaco, difficoltà di respirazione e groppo in gola. La ricerca ti porta a cercare di più? Una differenza tra una persona ansiosa nella media e una che soffre di Cybercondria è che quando la prima sente che dai risultati di Google si sta alzando la sua pressione sanguigna, questa si ferma. Più cerchi, più ti convinci di avere qualcosa di terribile? Cerchi sintomi vaghi e credi di avere una delle molte malattie che spuntano all'improvviso. I sintomi come vertigini, palpitazioni, affaticamento, mal di testa, mal di stomaco, nausea, dolore al petto, grumi, insonnia, eruzioni cutanee e spasmi muscolari sono associati ad una miriade di malattie. La maggior parte del tempo, però, sono perfettamente innocui e svaniscono per conto loro. Durante la ricerca ti convinci sempre di più di avere una malattia rara, anche se, per definizione, le probabilità che possa averla sono molto lontane. Quando fai una ricerca, la paura di avere una malattia catastrofica aumenta? Pensi di avere la malattia "del giorno"? Quando il Web impazza di titoli, video e tweet sulle ultime epidemie nel mondo - Anthrax! SARS! Influenza aviaria! Influenza suina! Ebola! -  Ti preoccuperai legittimamente di esser stato infettato? Ti basta leggere i sintomi on-line per sentirti male? Ciò non significa che i sintomi sono "tutti nella tua testa". La paura di un sintomo può farti entrare in sintonia così strettamente con il tuo corpo che potresti fraintendere sensazioni regolari come segnali di qualcosa di terribile. Spendi così tanto tempo nella ricerca che ti stai allontanando dalla usuale attività online? Spendi così tanto tempo nella ricerca che stai togliendo tempo alle tue attività (es. leggere, guardare la TV, relazionarti con altre persone). Preferiresti avere la certezza di avere qualcosa di brutto, piuttosto che rimanere nel dubbio? Chi soffre di cybercondria è particolarmente suscettibile all'incertezza del disagio e per evitare questo, pensando al peggio, utilizza Internet per confermare il proprio sospetto. Ti fidi di internet più del tuo medico? Se un medico dice che stai bene, ma Wikipedia ti ha convinto del contrario, credi a Wikipedia. Forse non sai che uno studio risalente al maggio 2014 ha trovato errori in 9 voci su 10 di Wikipedia su grandi condizioni quali l'ipertensione, il diabete, il cancro al polmone, la depressione, l'artrite e mal di schiena. Il trattamento della cybercondria Cosa fare quando si soffre di cybercondria? Può essere utile intervenire, rivolgendosi ad uno psicoterapeuta, che possa aiutare ad interrompere questo circolo vizioso. La Terapia Breve Strategica si mostra particolarmente adatta a questo tipo di problematiche, fornendo strategie per gestire l'ansia e sbloccare il circolo vizioso disfunzionale della cybercondria. Bambini e intelligenza emotiva, come aiutarli a svilupparla Dettagli Molto spesso si sente parlare di Intelligenza Emotiva, ma che cos’è realmente? La dottoressa Annabell Sarpato, in un suo articolo, chiarisce ogni dubbio. L'intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere e gestire le emozioni proprie e quelle altrui. Molti studi dimostrano che bambini che hanno sviluppato questa forma di intelligenza sono più equilibrati e più sereni, con una maggiore autostima e fiducia nelle proprie capacità. Ma come si sviluppa l'intelligenza emotiva? I genitori e gli educatori hanno un ruolo fondamentale nel processo di acquisizione del linguaggio emotivo del piccolo e della sua gestione. È un lavoro quotidiano in cui si insegna al bambino a comprendere l'emozione che sta provando e si trova insieme il modo più funzionale per farvi fronte. Si impara, altresì, a riconoscere le emozioni nell'altro, sviluppando la capacità di mettersi nei suoi panni. Consigli pratici per educare i bambini all'Intelligenza Emotiva Nominare le emozioni. È importante aiutare i bambini a dare un nome alle emozioni che stanno provando, etichettandole e distinguendole tra di loro. Molte volte i bambini, ma anche gli adulti, faticano a distinguere alcune emozioni, come, ad esempio, la rabbia e la tristezza. Imparare a riconoscere le emozioni e attribuirgli un nome è il primo passo per un lavoro di alfabetizzazione emotiva e per superare l'incompetenza emotiva. Ascoltare il proprio corpo. Aiutare i bambini ad ascoltare il proprio corpo e i segnali che essi ci manda è un insegnamento molto importante da trasmettere ai propri figli. Aiutarli a capire cosa succede quando si è arrabbiati, tristi o impauriti è il primo passo per imparare a gestire le emozioni. Gestire le emozioni. Imparare a trovare le strategie più funzionali per gestire le proprie emozioni è un processo lungo e che richiede un continuo riassestamento. Supportare i bimbi nel trovare il proprio modo di rispondere ad un forte sentimento che stanno provando è fondamentale per uno sviluppo sano e armonioso. Gli adulti devono guidare i piccoli in questo percorso, non imponendo la propria modalità, ma confrontandosi sulle strategie migliori per esprimersi. L'importanza delle emozioni "negative". Tutte le emozioni sono importanti, e devono essere esperite. È fondamentale non reprimere nei bimbi quelle emozioni che convenzionalmente tendiamo a definire come "brutte" (come la tristezza o la rabbia), perché esse sono fondamentali per il funzionamento psichico e per l'equilibrio di ogni essere umano. Scopri come fare pace con la rabbia in 10 passi. Ascoltare e osservare gli altri. Strettamente connesso all'imparare a riconoscere le proprie emozioni, c'è lo sviluppo di quella competenza che viene definita Empatia, ossia la capacità di riconoscere le emozioni altrui e realizzare quella vicinanza emotiva fondamentale per entrare in contatto con l'altro. Infertilità: come la psicologia può aiutare In Italia il 4% delle coppie risulta essere sterile, non solo tra le persone con età avanzata, ma anche tra i giovani. Alcuni studiosi sostengono che come anche i disturbi emozionali cronici e i problemi psicosociali possono avere un ruolo importante nell’inflertilità, altri invece ipotizzano che sia proprio l’esperienza dell’infertilità, associata ai tanti esami diagnostici e ai trattamenti invasivi, a provocare un disagio psicosociale e sessuale e contribuire quindi al mantenimento dell’infertilità stessa. Inoltre lo stress conseguente alla diagnosi di infertilità inciderebbe sul benessere psichico rischiando così di favorire lo sviluppo di problematiche quali ansia, depressione, disturbi sessuali, sentimenti di vergogna e colpa etc. In questo quadro si va a definire un circolo vizioso in cui lo stress influenza la risposta psicologica che risulta disfunzionale, la quale a sua volta va ad aumentare i livelli di stress. La dottoressa Alice Carella spiega e chiarisce quale può essere, in questi casi, il ruolo dello psicologo. Nei casi di infertilità molte coppie decidono di iniziare percorsi di PMA (procreazione medicalmente assistita). In questi casi è necessario supportare la coppia attraverso un percorso che preveda consulenza psicologiche. Tali consulenze devono tener conto di 3 fasi necessarie: FASE DECISIONALE: fase che anticipa il trattamento e in cui vengono fornite informazioni su tutte le conseguenze emotive e psicologiche legate all’imtraprendere un percorso di PMA; FASE DI SOSTEGNO: la coppia viene sostenuta nei momenti difficili decisionali e nei momenti di difficoltà; FASE TERAPEUTICA: la coppia viene aiutata a gestire l’esito della diagnosi e del trattamento. Partendo da questi aspetti, in psicologia esistono diversi metodi da utilizzare per accompagnare la coppia in questo diffiicile percorso. Rispetto alla mia formazione, io proporrei gruppi o incontri individuali in cui vengano proposte attività psicodrammatiche da attuare in ogni singola fase e che prevedano l’uso di tecniche psicodrammatiche come l’inversione di ruolo, il soliloquio, lo specchio, la sedia vuota etc. con l’obiettivo di far emergere nel singolo e/o nella coppia sentimenti di malessere (paura, tristezza, rabbia etc) relativi all’affrontare il percorso.  

Pubblicato il: 25/11/2016
Redazione: Pagine Salute


INSERISCI COMMENTO:

Inserire Username
Inserire Password
IMMAGINE:
VIDEO:
PDF:
Inserire Commento



NON SEI ANCORA ISCRITTO AL PORTALE? ISCRIVITI!

CONDIVIDI QUESTA NOTIZIA:


INVIA QUESTA NOTIZIA:
 

ACCEDI ALLA HOME PAGE TERRITORIALE DI:

NEUROPSICHIATRIA INFANTILE

 
 

REDAZIONALI CORRELATI:

EVENTI

IN PROGRAMMA
REALIZZATI